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Scritto da Valentina Cerquetti
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Il termine non violenza è la traduzione letterale del termine sanscrito “ahimsa”, composto da “a” privativa e “himsa”: danno, violenza.Il concetto etico di non violenza è tipico del mondo orientale e ha trovato le migliori espressioni soprattutto con il Buddhismo in India e il Taoismo in Cina. La non violenza è una religione della natura con un precetto che riguarda il tassativo “non agire in nessun modo a danno della natura” in generale e in particolare verso ogni essere vivente al fine di conservare il perfetto equilibrio. Il Mahatma Gandhi rifacendosi alla dottrina tolstojana della “non resistenza al male”, utilizzava l'espressione “non-violenza” , un'espressione negativa che indica uno sforzo diretto ad eliminare la violenza. In Italia poi c'è stato Aldo Capitini a proporre di scrivere la parola senza il trattino separatore proprio per sottolineare come la “nonviolenza” abbia un valore autonomo e non come semplice negazione della violenza. Guardando quanta violenza affligge il mondo di oggi, viene da pensare che non c'è attualità del loro pensiero e della loro azione; il mondo non è pacifico, le relazioni tra gli stati includono regolarmente la minaccia armata e il calcolo del profitto. Ma nonostante ciò l'azione profonda di Gandhi continua nel mondo, e nella sua stessa India, in modi non clamorosi ma costanti che continuano a dare frutti. Il mito della violenza è tramontato, sono in continuo aumento le associazioni, i movimenti, le “case per la pace” che in tante città svolgono con pochi mezzi attività di ricerca e formazione, mentre la librografia e i periodici divulgano la pace non violenta: qui è forte l'impulso gandhiano, è vivo, anche se ancora non ha trasformato il mondo.
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