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Ormai, purtroppo, è notizia quot idiana. La persecuzione dei cristiani continua, con alterne vicende, da duemila anni. Se fino ad un certo periodo di tempo fa si trattava di fatti episodici, peraltro ignorati completamente dalla stampa, dalle autorità e, molto spesso, dallo stesso mondo cattolico, da ottobre in poi vi è stata una continua evoluzione e, finalmente, grazie ad alcuni mezzi di comunicazione e, da ultimo, nel suo messaggio per la XLIV giornata mondiale della pace dal significativo titolo "Libertà religiosa,via per la pace", dallo stesso Papa Benedetto XVI, questo fenomeno ha cominciato ad avere la sua rilevanza comunicativa. In Egitto, Iraq, India e molti Paesi africani ed asiatici - senza trascurare quei paesi occidentali in cui tale persecuzione se non è fisica, assume diverse forme subdole e sociali - è un continuo accavallarsi di notizie. L'ultima, non certo in ordine di tempo, è stata quella dell'uccisione del ministro pachistano per le Minoranze, il cattolico Shabbaz Bhatti, colpito brutalmente il due marzo scorso da un commando di fondamentalisti islamici.
Questo gravissimo episodio ha suscitato un certo clamore oltre che per il fatto che si trattava di un Ministro del Governo di un Paese riconosciuto da tutta la comunità mondiale, anche e soprattutto per il motivo che è stato "punito" perché cercava di modificare la legge sulla blasfemia che in 25 anni di applicazione è costata la vita a centinaia di cristiani. Inoltre ha molto colpito uno scritto di Shabbaz Bhatti, pubblicato sul sito web della Fondazione Oasis del cardinale Angelo Scola, che appare come un vero e proprio testamento spirituale del ministro pakistano. (Radiovaticana), con una premessa molto significativa: "Voglio un posto ai piedi di Gesù". Ed eccone il testo. "Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l'amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: "No, io voglio servire Gesù da uomo comune". Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri. Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d'amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione. Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: "Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi". I passi che più amo della Bibbia recitano: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi". Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro. Per cui cerco sempre d'essere d'aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna". Mi preme svolgere una considerazione. Recentemente, a seguito di un vile ed orrendo attentato verificatosi in Iraq, con svariati morti e feriti, lo scorso 31 ottobre a Bagdad, un gruppo di iracheni reduci è stato ricoverato, per le opportune cure, al policlinico " A. Gemelli" di Roma. Ho avuto modo di parlare con alcuni membri di quella comunità, accompagnati da Padre Honi, orinino di origini irachene. Nelle loro parole ho letto sentimenti di gratitudine e stupore per i gesti di cui sono stati segno durante la loro permanenza in Italia. Gratitudine dinanzi alla quale ho provato imbarazzo e molta soggezione per le tante volte che tacciamo, che non facciamo sentire la nostra corale solidarietà, la nostra comunione nella fede con coloro che soffrono e che patiscono, ancora oggi, le varie forme di persecuzione a causa della loro fede, facendoli sentire in una situazione di solitudine ancora più profonda. Mi chiedo e chiedo: qual'è l'origine di questo vento laicista e anticristiano che imperversa anche in Italia (e in buona parte dell'occidente) giungendo persino a rinnegare l'origine cristiana della stessa Europa al punto di non farne assolutamente menzione nella Carta Costituzionale europea? Non è che i cristiani, in genere, ed i cattolici in particolare, debbano fare un attento esame di coscienza e meditare sui richiami continui rivoltici dai vari Pontefici e, in ultimo da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, quando ci sollecitano ad una maggiore credibilità, ad una migliore coerenza e testimonianza della nostra fede?
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