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"Vieni in Africa!" - Bellissima testimonianza PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina   
Mercoledì 05 Maggio 2010 13:52

Esperienza africana - Aprile 2010

Tutto è cominciato qualche mese fa quando, parlando con un amico della fondazione Don Orione, mi sono sentita dire all’improvviso “vieni in Africa!”
Sono rimasta con il fiato sospeso, incredula, non sapevo se avevo capito bene, ma quando poi mi è stato detto che non c’era molto tempo per decidere in quanto bisognava prenotare il volo, ho avuto una sensazione di paura mista a gioia, perché già nel passato diverse volte ho desiderato di andare in questi paesi e prestare la mia opera a persone bisognose, soprattutto bambini.
E così il giorno 8 aprile inizia l’avventura. Il viaggio che devo fare, in compagnia di altre persone, tocca i paesi del Burkina Faso, Togo e Costa d’Avorio.

 

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Siamo ospitati nei centri orionini di questi paesi e subito ho modo di conoscere alcune delle peculiarità delle persone locali: la loro gentilezza e la loro accoglienza che ti lasciano senza parole.Nel corso della nostra permanenza abbiamo potuto vedere gli enormi sforzi che  la Congregazione di Don Orione ha fatto in questi paesi per dare un sollievo alla gente specialmente verso i disabili debellando così il soprannome di “Bambini serpenti”. In ogni paese  della regione sud sahariana vi è un centro orionino per disabili, ben equipaggiato ove vengono offerte le cure per la riabilitazione e atelier ortopedici per ovviare a quello che madre natura non ha fatto.  E’ interessante vedere le persone, specialmente i bambini che, forse incuranti della loro malattia, sorridono, stringono i denti e fanno numerosi sforzi per rialzarsi e ricominciare a camminare, facendo quelle funzioni che noi ripetiamo in ogni momento della nostra giornata e che ci sembrano scontate ma che per loro sono delle imprese e conquiste veramente difficili.Ma quello che più mi ha colpito sono stati i bambini……..un mare di bambini che si incontrano ovunque: la domenica in chiesa mentre sfoggiano il loro vestitino più bello oppure durante la settimana quando ritornano dalla scuola e sono costretti a fare numerosi chilometri a piedi per raggiungere il proprio villaggio.   Li vedi sfilare numerosi nelle loro divise con la cartella sottobraccio, ovviamente non griffata come si usa da noi, ma ricavata da un semplice sacco di yuta che all’inizio aveva la sola funzione di contenere riso e che ora viene portata in modo molto disinvolto e dignitoso.
Le classi, i cui banchi sono formati da un’insieme di tavole, sono molto numerose,  composte in media  da  45/65 alunni  e con  un solo insegnante!!    Ma nonostante il numero sono molto silenziosi poiché la grande sete di sapere domina i bambini ed i giovani di  questi paesi, visto che per loro il sapere significa imparare a dare un senso alla vita e cercare di uscire dalla povertà.
La preoccupazione che questo viaggio al principio destava in me, è andata via via affievolendosi  man mano che cominciavo a “vivere” in terra africana.
Vedevo e assorbivo  come una spugna qualunque cosa, dalla natura selvaggia che questa terra ti dona alla semplicità, alla dignità, al calore umano che hanno queste persone che ti salutano sempre con un sorriso quando ti incontrano, anche se non ti conoscono.  Gente che vive con niente, facendo tanti sacrifici: quello che da noi è  superfluo per loro è la sopravvivenza. 
Non volevo perdermi niente poiché non sapevo se la vita mi avrebbe offerto un’altra simile occasione e con mia grande sorpresa, andando avanti di giorno in giorno, ho avuto la sensazione di esserci sempre stata.   Ho cercato di adattarmi a qualsiasi situazione, anche alle più dure realtà, sia dal punto di vista fisico che umano.
Ho conosciuto tanta gente con la quale si è instaurato un principio di amicizia, che lavora nonostante le avversità che noi neanche immaginiamo e  la cui forza e la voglia di andare avanti scaturiscono dal fare del bene agli altri, ogni giorno.
Tutto questo, e altro ancora, per me è il “mal d’Africa”! E’ una terra che quando la conosci, ti trasforma completamente, ti prende e ti fa diventare un’altra persona, ti spinge a riflettere ed a guardarti dentro, nel profondo.
Che dire! Spero che il disegno che la Divina Provvidenza ha per me possa darmi l’opportunità di ritornare in questa terra affascinante e di poter essere nuovamente utile a chi è più bisognoso.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Maggio 2010 14:14
 

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