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Convegno Orizzonti: "Roma città reciproca", un welfare da reinventare PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Badaracchi   
Martedì 22 Giugno 2010 16:16

In un convegno una decina di organizzazioni e associazioni ecclesiali impegnate in ambito sociale fanno rete per elaborare e consegnare un messaggio alla società civile e alle istituzioni

Un patrimonio di esperienze, testimonianze e spiritualità da valorizzare, perché «ci aiuterà nella missione di comunicare la fede e nel concepire un nuovo welfare: chi sta sulla strada ha la capacità di reinventare». Queste le piste di lavoro suggerite nel pomeriggio di sabato scorso (19 giugno 2010) da don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, a conclusione del convegno “Roma città reciproca”, a cui hanno partecipato una decina di organizzazioni e associazioni ecclesiali impegnate in ambito sociale, ascoltate dall'assessore capitolino alle Politiche sociali Sveva Belviso e da Luciano Ciocchetti della Regione Lazio. Al Domina Hotel Conference si sono incontrati insieme per la prima volta – su iniziativa della Comunità di Capodarco – Fondazione Don Carlo Gnocchi, Comunità di Sant'Egidio, Opera Don Guanella, Centro Astalli, Consorzio Crs (Caritas Roma), Opera Don Calabria, Centro Borgo Ragazzi Don Bosco, Fondazione Don Luigi Di Liegro, Compagnia delle Opere Roma e Lazio, Fondazione Don Orione. Una collaborazione che proseguirà a settembre, con l'obiettivo di elaborare e poi consegnare un messaggio condiviso alla società civile, alla Chiesa, alle istituzioni.

«La crisi sta aggravando situazioni già pesanti, anche se sta innanzitutto dentro di noi. Si dice che le famiglie provvedono, ma spesso sono stanche, rimangono sole, si disgregano», ha rilevato don Albanesi. Le sfide non mancano, a guardare la mappatura del disagio illustrata da Augusto Battaglia, del Pd Lazio: «La metropoli continua a crescere e a invecchiare: il 25% degli abitanti ha più di 65 anni, ma il fenomeno viene mitigato da quello migratorio». Infatti oltre il 10% della popolazione è costituita da immigrati, soprattutto giovani, provenienti da oltre 190 Paesi e alla ricerca di una vera integrazione. Ma è il problema della non autosufficienza a mettere in ginocchio circa 100mila famiglie: «Rappresenta la prima causa di impoverimento dopo la perdita del lavoro», ha evidenziato Battaglia, elencando alcune situazioni critiche: aumento del barbonismo giovanile, alloggi precari, disoccupazione, difficile inserimento lavorativo dei disabili, nuove patologie (come i disturbi alimentari) nel disagio psichico, boom della cocaina... Vanno quindi «rimodulati i servizi per rispondere ai bisogni, nonostante i tagli della Finanziaria e le risorse dei Comuni ridotte del 25% dal 2008 a quest'anno», ha osservato, anche se la città può contare su «centinaia di associazioni e 100mila volontari che vogliono un nuovo welfare di comunità».
«C'è una Chiesa-comunione che si sporca le mani, guardata con diffidenza e ammirazione», ha rilevato Giancarlo Penza della Comunità di Sant'Egidio, convinto che «in una città globalizzata, che talvolta si chiude alla diversità, è importante fare tessuto, non usare la propaganda della paura: il confine degli scontri di civiltà è dentro di noi». Un aspetto rimarcato da Luigina Di Liegro, vicepresidente della Fondazione Di Liegro: «La fede ci aiuta a non dire “basta”». E don Alessio Cappelli, presidente della Fondazione don Orione, ha suggerito di adottare «la “politica del Padre nostro”, che non ammette lungaggini, sprechi e litigi: assillata dalla complessa legislazione e affannata dai bilanci, la fantasia della carità che ci anima viene spesso ingessata dai decreti». Gli ha fatto ecco fra Giuseppe Brunelli, direttore della Casa Opera don Calabria: «Non possiamo perdere energie attraverso la burocrazia. Abbandoniamo l'autoreferenzialità: è ora di far rete fra noi».
Non solo denuncia, dunque: «Diamo spazio ai segni di speranza: la crisi è un'opportunità per purificare e le scarse risorse possono stimolarci a una battaglia culturale per sensibilizzare al volontariato. Il pericolo è l'indifferenza», ha avvertito il gesuita padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli. E Carmelo Bruni, della cooperativa “Roma solidarietà”. Promossa dalla Caritas diocesana, ha sollecitato all'attenzione verso «chi entra ed esce dalla povertà: quasi una famiglia su 5. Bisogna ridare lavoro per reincludere».

 

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