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No al Crocefisso PDF Stampa E-mail
Scritto da Vito Cutro - Giornalista   
Giovedì 12 Novembre 2009 10:11
«La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione».

E’ un passaggio della sentenza pronunciata di recente dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che – dopo l’oltraggio anche la beffa – ha condannato lo stato italiano ha risarcire con 5.000 euro la sig.ra Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia che, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato.

Alla risposta negativa pervenuta da parte della scuola, la signora ha presentato un ricorso che, dopo alterne vicende, ha avuto sentenza, nel 2005 da parte del Tribunale amministrativo regionale del Veneto che lo ha respinto, sostenendo che il Crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato italiano ha confermato questa posizione. Ed ecco il ricorso da parte della sigra Lautsi alla Corte europea.

C’è un altro passaggio della citata sentenza che lascia esterrefatti. La stessa Corte afferma che, il permanere dei crocefissi nelle aule scolastiche « (…) potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei ». Ancora, la Corte « non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte Costituzionale italiana».

C’è da mettere al posto loro alcune cose, prima fra tutte che il Crocefisso non è simbolo unicamente cattolico, ma dell’intera cristianità. Inoltre viene condannata proprio l’Italia dove abbiamo la Moschea più grande d’Europa, dove convivono Cristiani, Cattolici, Ebrei e Mussulmani da lunghissimi anni, dove da diverso tempo, prolificano a tutto spiano luoghi di culto mussulmani in appartamenti, negozi, sottoscala, etc. Ma, forse, i giudici (rappresentanti di sette paesi europei: il Belgio, l’Italia, il Portogallo, la Lituania, la Serbia, l’Ungheria e la Turchia) non hanno avuto modo di minimamente approfondire il messaggio che traspare da quella Croce: pace, fratellanza, libertà, amore per il prossimo sino al sacrificio. E non mi si dica che questi sono valori confessionali, ma puramente umani e dei quali i ‘laici’ si proclamano fieri paladini. Ritengo che, e se non lo abbiamo ancora ben compreso, lo dovremmo finalmente comprendere, a questo punto ormai ‘laico’ vuol dire ‘laicista’. Mi chiedo e chiedo: qual’è l’origine di questo vento laicista che imperversa in Italia e in Europa giungendo anche a far rinnegare l’origine cristiana della stessa Europa al punto di non farne assolutamente menzione nella Carta Costituzionale europea?

Non è che i cristiani, in genere, ed i cattolici in particolare debbano fare un attento esame di coscienza e meditare sui richiami continui rivoltici dai vari Pontefici e, in ultimo da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, quando ci richiamano ad una maggiore credibilità, ad una migliore coerenza, a smetterla di stare a guardare, ma ad “uscire di sacrestia” come amava affermare un santo cui sono particolarmente affezionato, san Luigi Orione?

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Novembre 2009 12:02
 
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