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ALLATTAMENTO E HIV:EVITARE IL CONTAGIO A TUTTI I COSTI? PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Cerquetti   
Martedì 27 Luglio 2010 09:10

L'allattamento al seno rappresenta l'alimento ideale ed esclusivo da offrire ai bambini nei primi sei mesi di vita.
Diversi studi confermano che gli elementi nutritivi in esso presenti non si trovano nei suoi sostituti e sono essenziali nel favorire lo sviluppo del sistema immunitario autonomo del bambino facilitando, inoltre, uno speciale legame fisiologico e affettivo tra madre e figlio.

Tra le pochissime controindicazioni che lo sconsigliano c'è quella in cui la madre abbia un'infezione da HIV; finchè non si hanno maggiori informazioni in merito è pertanto comunemente considerato più sicuro per il bambino l'allattamento artificiale poiché esiste il concreto pericolo che l'allattamento possa veicolare il virus.
Quando il virus penetra nell'organismo, infatti, si sviluppano gli anticorpi contro l'HIV e la persona diventa sieropositiva, in altre parole entra in contatto con il virus; dopo un periodo variabile di anni se si manifestano infezioni non comuni e\ o tumori si verifica la condizione di malattia conclamata o AIDS.

  

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In occidente le donne sieropositive, durante la gravidanza, vengono trattate con farmaci antiretrovirali i quali, per ridurre la probabilità di trasmissione materno-fetale del virus,  abbassano la concentrazione del virus nel sangue; esse partoriscono con parto cesareo e fin dalla nascita i loro bambini vengono nutriti esclusivamente con latte artificiale. La terapia farmacologica, il parto cesareo e l'allattamento artificiale sono in grado, oggi, di ridurre significativamente il rischio di contagio. Nei paesi più bisognosi e in Africa in particolare, dove l'incidenza del virus è molto elevata, un trattamento farmacologico di questo tipo, quindi di lunga durata, costa troppo e comunque l'allattamento materno rappresenta la via principale per alimentare i bambini: è immediato, economico e fondamentale per ridurre le morti infantili ed in particolare quelle dovute a malnutrizione, malattie infettive e a diarrea... Dal punto di vista delle tradizioni locali inoltre l'allattamento al seno è una pratica ricorrente ed inalienabile della maternità senza la quale la donna si sente discriminata.
Dal punto di vista pratico inoltre anche il latte in polvere presenta delle problematiche perché molto costoso (molte madri, poco informate, per risparmiare diluiscono troppo la polvere offrendo al bambino un latte con un basso valore nutrizionale) e richiede di dover bollire l'acqua per la preparazione (non molte donne sono consapevoli dell'importanza di applicare tale procedura e con un latte preparato con acqua contaminata il bambino rischia di morire non perchè affetto dall'HIV ma a causa di immediate gastroenteriti e parassitosi intestinali).

Alla luce di queste considerazioni la scelta del buonsenso è quella del male minore; vale a dire: allattare al seno pur esponendo il proprio bambino al possibile contagio dell'HIV lo pone a riparo della malnutrizione e dal più pericoloso rischio di immediate infezioni dovute alle condizioni igieniche. Forse per capire e quindi condividere la scelta di una neomamma africana sieropositiva, è necessario calarsi nel contesto di chi ogni giorno, prima ancora di pensare all'HIV, è quotidianamente impegnato a lottare per nutrirsi e nutrire.
 

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 09:20
 
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