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Pellegrino di pace PDF Stampa E-mail
Scritto da Vito Cutro - giornalista   
Giovedì 28 Maggio 2009 08:42
Foto del Papa insieme al Re e la Regina di Giordania - fonte: blog.panorama.it“Sono venuto in Giordania come pellegrino, per venerare i luoghi santi che hanno giocato una così importante parte in alcuni degli eventi chiave della storia Biblica. Sul Monte Nebo, Mosè condusse la sua gente per gettare lo sguardo entro la terra che sarebbe diventata la loro casa, e qui morì e fu sepolto. A Betania al di là del Giordano, Giovanni Battista predicò e rese testimonianza a Gesù, che egli stesso battezzò nelle acque del fiume che dà a questa terra il nome”. (Benedetto XVI - Queen Alia International Airport – Amman - 8 maggio 2009).

Con queste parole Benedetto XVI ha iniziato il recente viaggio in Giordania, Israele e Palestina, terre che hanno visto i passi terreni di Gesù e che ne hanno seguito, duemila anni fa, le vicende umane.

Pellegrino in nome della Pace in quella terra ove pace non riesce ad esserci, forse perché le varie iniziative, anche internazionali, che si susseguono sono improntate all’idea di una ‘pax umana’ e non a quella pace che venne presagita in occasione della nascita di un Bambino a Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”, oppure all’altra lasciata dal Figlio di Dio ai suoi seguaci: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14,27).

Gesù torna fisicamente nella sua terra, attraverso il suo vicario, e lancia ancora una volta al mondo la sua richiesta di pace con le seguenti parole:

“In questa terra dove Pietro ha ricevuto il compito di pascere le pecorelle del Signore, giungo come successore di Pietro per compiere in mezzo a voi il mio ministero. Sarà mia speciale gioia unirmi a voi per concludere le celebrazioni dell’Anno della Famiglia, che si svolgeranno a Nazareth, patria della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Come ho detto nel mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, la famiglia è ‘la prima ed indispensabile maestra di pace’ (n. 3), e pertanto ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le divisioni presenti nella società umana ad ogni livello”. (Aeroporto Internazionale Ben Gurion –Tel Aviv- 11 maggio 2009)

La pace, tanto agognata da tutti, non può trovare spazio in una società in cui egoismo e relativismo regnano sovrani e dove l’interesse economico prevale su quello per la dignità umana. Quando, finalmente, avremo ristabilito il giusto riposizionamento dell’ “uomo”, fatto ad immagine di Dio, al centro della creazione, potremo considerare più facilmente raggiungibili le mete che diciamo di voler raggiungere per la realizzazione di un mondo migliore. E il santo Padre, nel continuare il sentiero già precorso dal venerabile Giovanni Paolo II in veste di pellegrino di pace ci è di stimolo perché anche nel nostro piccolo mondo, fatto di contingenza e quotidianità, diveniamo testimoni coerenti e credibili del suo vangelo.

 
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